Probabilmente anche tu, negli ultimi mesi, hai sentito parlare di social rating o social scoring. Forse avrai pensato che si tratti dell’ennesima trovata “tech” e che il tema non riguardi l’Italia o non riguardi te. O forse, ancora,  come imprenditore credi che la questione non tocchi la tua impresa.

Purtroppo non è così: la questione del social rating tocca tutti noi. A prescindere da dove si trovi in Italia la sede della tua azienda, dovresti cominciare a interessarti al tema.

Non sai da dove partire? Non preoccuparti, in questo articolo vogliamo “fare il punto” e dirti tutto quello che c’è da sapere sul social rating e sulle sue possibili applicazioni in Italia.

Social rating: conosciamolo meglio

Possiamo definire letteralmente il social rating come un sistema di giudizio (rating) dei cittadini basato sul loro comportamento online e offline (social).

L’enciclopedia Treccani lo definisce come:

“un comportamento della rete con portentosi effetti sul mondo reale: siti collaborativi dove è possibile votare le performance di lavoro di insegnanti, medici, avvocati e idraulici e chi più ne ha più ne metta. Insomma, conquistati dalle piattaforme sociali che danno voce ai loro giudizi, i navigatori premiano eccellenze, denunciano inettitudini, si tolgono sassolini dalle scarpe. Il tutto a cavallo tra servizio di pubblica utilità e rischio diffamazione”.

Per fare un esempio simile, pensiamo al settore creditizio. In questo ambito si ricorre ormai da tempo al credit scoring, un sistema di punteggi assegnati in base all’analisi delle linee di credito di una persona, allo scopo di misurarne l’affidabilità creditizia.

Allo stesso modo individui, imprese ed enti pubblici utilizzano sistemi di social rating per “misurare” l’affidabilità dei cittadini o dei consumatori.

Pensa alle stelline di Uber o al punteggio assegnato dall’host al termine della vacanza che hai prenotato tramite Airbnb.

Si tratta di sistemi di classificazione sociale che fanno già parte della nostra vita.

Simili attività di rating possono essere svolte anche dagli enti pubblici per quantificare e classificare il comportamento dei cittadini.

Questo fenomeno è nato negli USA ed è applicato ormai da tempo in Cina, dove il Sistema di Credito Sociale è usato dal governo cinese per controllare i cittadini e spingerli verso condotte virtuose.

Il social rating in Cina si basa soprattutto sull’utilizzo dei big data e sulla sorveglianza di massa, che permettono all’Autorità di attribuire o togliere punti sulla base del comportamento dei propri cittadini.

Esempi di input utilizzati per alimentare il sistema di social rating in Cina

Esempi di input utilizzati per alimentare il sistema di social rating in Cina

 

Ma non si tratta di una classifica fine a sé stessa: solo i cittadini più affidabili possono prendere aereo e treni ad alta velocità, ottenere un mutuo, far accedere i propri figli ai migliori istituti scolastici.

Pertanto, avere un punteggio alto nel social rating è fondamentale in Cina per mantenere uno stile di vita decoroso.

Le sperimentazioni di social rating in Italia: Comune di Bologna & Co.

E in Italia? Anche da noi, negli ultimi tempi, si è parlato molto di social rating.

Inizialmente gli algoritmi di rating venivano utilizzati dai soli istituti finanziari per limitare l’accesso al credito agevolato e la concessione di mutui.

Oggi, invece, enti pubblici e organizzazioni utilizzano questo strumento per regolamentare l’accesso a una vasta gamma di servizi offline.

Possiamo suddividere le iniziative di social rating in tre categorie.

Iniziative di citizen science

Un esempio di iniziativa di citizen science è il Progetto Pollicino promosso dal Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili.

L’iniziativa presuppone la condivisione da parte dei cittadini dei dati relativi ai propri spostamenti per finalità statistiche e di analisi della mobilità urbana. E’ prevista l’iscrizione su base volontaria tramite una app dedicata e la condivisione dei dati di geolocalizzazione. Una volta completati con successo tutti gli obiettivi proposti dall’app, il cittadino riceverà alcuni premi offerti dai partner privati del progetto.

Non si tratta quindi di un vero e proprio sistema di social rating, ma di un progetto sperimentale di studio statistico.

Iniziative di social rating “limitato”

A differenza del punto successivo, in questa categoria sono compresi soltanto progetti di rating aventi un ambito di applicazione molto circoscritto. Tra di essi rientra, ad esempio, il progetto Citizen Wallet promosso dal Comune di Roma.

L’iniziativa avviata dalla Capitale individua, per esempio, come comportamenti virtuosi la sola compilazione del questionario sui servizi online di Roma Capitale e l’utilizzo del servizio tap&go® di ATAC.

Si tratta di condotte limitate e ben definite: l’Ente pubblico non si spinge a monitorare costantemente la condotta dei propri abitanti. Al contrario, vengono mappati soltanto alcuni comportamenti specifici.

Iniziative di social rating “puro”

Qui troviamo il progetto Smart Citizen Wallet avviato dal Comune di Bologna.

Si tratta di un’iniziativa che permette di valutare il comportamento dei cittadini su più fronti e attribuire ad essi dei punteggi. Sulla base dello score ottenuto, a tutti gli individui virtuosi verranno assegnati dei bonus.

La preoccupazione suscitata per questo progetto dipende dal numero di partner coinvolti e, dunque, dalla quantità di informazioni messe a disposizione dell’Ente.

Si legge nel comunicato stampa: “Il cittadino avrà un riconoscimento se differenzia i rifiuti, se usa i mezzi pubblici, se gestisce bene l’energia, se non prende sanzioni dalla municipale, se risulta attivo con la Card cultura”.

I comportamenti tracciati dal Comune di Bologna saranno dunque moltissimi.

Ad oggi, non è chiaro se l’Ente pubblico intenda utilizzare sistemi di intelligenza artificiale per processare le informazioni raccolte e fornire gli output di ciascuna valutazione. A prescindere da questo, è innegabile però che si tratti di un progetto molto invasivo per i diritti e le libertà dei cittadini.

Social rating: è un problema (anche) di privacy

Il social rating pone, in Italia, alcuni interrogativi anche sul piano della protezione dei dati personali. Partiamo da una premessa: i progetti di social rating presuppongono un trattamento di dati personali da parte dell’Ente pubblico.

Ciò significa che queste attività sono soggette alla disciplina del GDPR (e del Codice Privacy italiano). Per quanto riguarda la relativa base giuridica, il considerando 43 del GDPR esclude che una “pubblica autorità” possa giustificare i propri trattamenti mediante il consenso del cittadino. Ciò in ragione dell’evidente squilibrio che caratterizza il rapporto tra l’interessato e il titolare del trattamento (Pubblica Amministrazione).

Al fine di garantire la liceità di questi trattamenti, dunque, gli Enti pubblici dovrebbero promuovere iniziative che siano frutto dell’adempimento di un obbligo legale o esecuzione di un compito di interesse pubblico (o connesso all’esercizio di pubblici poteri).

Quando poi le iniziative di social rating sono basate sull’uso di processi automatizzati da parte della PA per assumere determinate decisioni circa la concessione di bonus o l’utilizzo di servizi pubblici, i relativi trattamenti sono inquadrabili come attività di profilazione. Infatti, l’Ente pubblico effettua la raccolta e la misurazione dei dati personali dei propri cittadini allo scopo di valutarne determinati aspetti personali.

La cittadinanza viene così suddivisa in classi sulla base del comportamento tenuto dai propri componenti e, per ciascuna di esse, vengono concessi vantaggi o svantaggi. Il rischio è quindi di promuovere iniziative discriminatorie o contrarie ai diritti degli interessati.

La proposta di Regolamento europeo sull’IA: ci sarà ancora spazio in Italia per il social rating?

Dobbiamo anche considerare che l’attuale formulazione dell’articolo 5 dell’Artificial Intelligence Act vieta l’uso di sistemi di IA da parte delle autorità pubbliche per finalità di social rating.

Tale divieto ricorre quando i sistemi di IA consentono:

  • un trattamento pregiudizievole o sfavorevole in contesti sociali non collegati a quelli in cui i dati sono stati originariamente raccolti; oppure
  • un trattamento pregiudizievole o sfavorevole che sia ingiustificato o sproporzionato rispetto al comportamento sociale tenuto dai cittadini o alla sua gravità.

Si tratta ancora di una mera proposta e non è possibile sapere se tale Regolamento entrerà in vigore nella sua attuale formulazione. Certo è che, qualora tale clausola non subisse modificazioni, gli Enti pubblici non potrebbero promuovere iniziative di social scoring come quelle analizzate sopra.

Le precauzioni per proteggere i propri dati personali

In attesa di conoscere la versione finale dell’Artificial Intelligence Act, puoi mettere in atto fin da subito alcuni comportamenti utili a proteggerti dai pericoli connessi all’avvio di iniziative di social rating.

Da un momento all’altro, ogni aspetto della nostra vita potrebbe essere misurata e valutata!

Ecco i nostri suggerimenti:

  1. presta attenzione alle informazioni personali che condividi online e sii prudente;
  2. se hai smesso di utilizzare un’applicazione o un servizio online, cancella l’account personale e la cronologia delle attività;
  3. controlla periodicamente quali servizi hanno accesso alle tue informazioni personali e quali di queste sono mantenute riservate;
  4. se ne hai la possibilità e desideri farlo, modifica le impostazioni privacy del servizio che stai utilizzando oppure revoca il consenso al trattamento dati che avevi già prestato.

Quanti cittadini vogliono davvero il social rating in Italia?

Concludiamo cercando di rispondere alla domanda riportata nel titolo.

Quanti cittadini vogliono iniziative di social rating in Italia? A ben vedere, davvero pochi.

Un recente report di Kaspersky evidenzia come solo il 42% degli intervistati su scala globale abbia fatto esperienza di iniziative di social rating promosse nell’ambito di pubblici servizi.

Si tratta di un dato molto indicativo.

Neppure gli imprenditori avrebbero vita facile per l’avvio di simili iniziative di social rating in Italia. L’accesso ai finanziamenti diventerebbe un punto di domanda, magari una parte dei dipendenti – meno virtuosi – avrebbe accesso a minori opportunità, si dovrebbe ripensare totalmente il welfare aziendale.

Sei ancora convinto che il social rating non possa riguardare anche la tua impresa?