I veicoli a guida autonoma e i nuovi modelli di sharing, compreso il pay per drive, hanno rivoluzionato il mondo delle quattro ruote e riscritto le regole del mercato delle autovetture. Grazie all’innovazione tecnologica e a nuove forme di trasferimento del valore è stato possibile soddisfare le esigenze di flessibilità e convenienza dei consumatori 4.0.

Sharing Economy nel mondo delle quattro ruote: il modello pay per drive

Fino a qualche decennio fa l’unico modo per guidare un’auto era quello di acquistarne una.

Nel tempo sono emerse soluzioni di mobilità alternative, come il leasing o il noleggio a lungo termine (NLT). Oggi, però, la parola d’ordine è pay per drive.

Il termine indica letteralmente un “pagamento per l’uso” e rappresenta un modello innovativo di utilizzo basato sul principio del car sharing. Questo modello permette al consumatore di usare un veicolo senza acquistarlo, pagando solamente un canone periodico.

Il pay per drive è solo l’ennesimo esempio di Sharing Economy, quel modello di economia condivisa basato sulla distribuzione di beni e servizi e su un accesso flessibile alla proprietà. Vi rientrano anche la condivisione di mezzi di trasporto (Uber), la locazione di spazi privati (Airbnb), la messa a disposizione di ambienti di lavoro (Coworker), la condivisione di abbonamenti a servizi on demand (Together Price).

La sharing economy si fonda su tre fattori principali: la flessibilità, la pianificazione dei costi e la convenienza dell’utilizzo condiviso. Questi elementi sono presenti anche nel pay per drive. Qui l’offerta è “cucita su misura” del consumatore, è altamente flessibile e permette la riduzione dei rischi connessi all’obsolescenza del prodotto.

I costi nel pay per drive

Diversamente dal noleggio tradizionale, nel pay per drive la tariffa non è fissa (flat price) ma varia a seconda dell’uso che viene fatto della vettura. Il canone periodico (settimanale o mensile) è quantificato sulla base del reale utilizzo del bene: meno chilometri si percorrono, più basso sarà il costo mensile.

Il pay per drive prevede anche una serie di servizi aggiuntivi come l’assicurazione RCA, l’assistenza stradale, la manutenzione e la customizzazione. Tutti questi vantaggi extra sono compresi nel canone periodico, secondo il noto modello della servitization.

L’utilizzatore, dal canto suo, è tenuto a fare un versamento iniziale di importo pari a circa il 20% del prezzo totale. E’ inoltre obbligato a pagare un canone periodico, comprensivo di tutte le spese di gestione e manutenzione, fino allo scadere del termine di utilizzo.

Prima della scadenza il consumatore potrà scegliere in qualsiasi momento di interrompere il rapporto, restituire la vettura e non pagare le rate rimanenti.

Invece, allo scadere del termine massimo concordato l’automobilista avrà due alternative: pagare una maxi-rata finale e acquistare la proprietà del bene, oppure restituire la vettura e non pagare tale importo. In alcuni casi è addirittura possibile chiedere la sostituzione del prodotto e offrire l’auto già in uso come “anticipo” sulla nuova.

Il pay per drive può fare al caso tuo se …

Vuoi sapere in anticipo quanto spenderai per la tua vettura

Grazie al pay per drive è possibile quantificare esattamente l’importo massimo dovuto. Premio assicurativo, spese di bollo, riparazioni e assistenza stradale, tutto è compreso nel canone mensile. L’utilizzatore potrà quindi dormire sonni tranquilli sapendo di non dover sostenere alcuna spesa imprevista.

Non hai buona memoria

Non è necessario tenere a mente le scadenze per il pagamento del premio assicurativo o del bollo, perché tutte queste spese sono già comprese nel canone. Il costo del canone è addebitato periodicamente sul conto corrente dell’utilizzatore, che non dovrà preoccuparsi di nessun altra incombenza.

Cerchi flessibilità

Il pay per drive è un servizio tailor made, cioè tagliato su misura per il singolo consumatore. L’ammontare del canone periodico e i servizi inclusi nel pacchetto variano a seconda delle reali esigenze dell’utilizzatore e del budget a sua disposizione.

Questo permette alle case automobilistiche di offrire servizi ad hoc per i privati, i liberi professionisti e le aziende calibrando di volta in volta l’offerta del servizio.

Veicoli a guida autonoma: il futuro è già domani!

Ve lo ricordate Ambrogio, l’autista della pubblicità dei Ferrero Rocher® dei primi anni Novanta? Era un autista servizievole pronto ad accompagnare la sua ospite ovunque volesse, in piena sicurezza.

Da alcuni anni il sogno di avere un autista tuttofare è diventato realtà grazie a un Ambrogio…cyber. Troviamo echi di Ambrogio nei computer “intelligenti” che guidano le auto a guida autonoma.

I veicoli self-driving (di cui abbiamo già parlato in dettaglio in questo articolo) sono in grado di mantenere il controllo del veicolo senza l’intervento di un guidatore umano. Possono seguire il percorso stabilito riconoscendo la carreggiata e regolando la velocità su strada.

La vettura in corsa viene controllata grazie a sistemi radar, GPS e di computer vision. Invece, la capacità della macchina di “prendere decisioni” deriva dall’impiego di sistemi di intelligenza artificiale basati sul machine learning, capaci di valutare le condizioni ambientali (es. condizioni del manto stradale, presenza di ostacoli) e di assumere decisioni in tempo reale.

Pensate a ED Torq, la supercar elettrica ideata dal gruppo ED Design ed esposta al Motor show di Ginevra nel 2015, oppure ai nuovi veicoli Tesla dotati di un hardware completo per la guida autonoma (chiamato Autopilot).

La guida autonoma è il risultato della combinazione di sistemi “intelligenti” che mettono in relazione i veicoli tra loro (vehicle-to-vehicle o V2V) e le auto con le infrastrutture stradali (vehicle-to-infrastructure o V2I).

Guida autonoma e pay per drive: what’s next?

I vantaggi spesso associati alla guida autonoma sono moltissimi: dalla maggior scorrevolezza del traffico alla riduzione del rischio di incidenti, dal miglioramento dell’esperienza di guida (anche grazie ai Voice-controlled Personal Assistants) all’aumento dell’efficienza.

Alcuni studi hanno dimostrato che molti cittadini sarebbero disposti a pagare un sovrapprezzo per l’acquisto di sistemi di guida totalmente o parzialmente autonoma. Tuttavia, questo desiderio si scontra con le capacità economiche spesso limitate dei futuri acquirenti, che non sempre possono permettersi simili spese.

Ed è qui che entra in gioco l’innovativo modello pay per drive.La possibilità di pagare il solo utilizzo effettivo e di avere un canone proporzionato alle proprie disponibilità economiche farà crescere enormemente la domanda di auto a guida autonoma nel prossimo futuro. Alcune case automobilistiche, come Volkswagen, hanno già deciso di offrire ai propri clienti auto a guida autonoma tramite il servizio pay per drive.

L’applicazione di questo modello al settore dei veicoli “intelligenti” permetterà a coloro che sognano di possedere un’auto a guida autonoma di realizzare tale desiderio.L’incontro tra questo nuovo modello di business e l’intelligenza artificiale applicata all’automotive rivoluzionerà ben presto le abitudini di acquisto nel settore.

Come funziona il pay per drive nelle auto a guida autonoma?

Il pay per drive conserva le proprie caratteristiche anche in ipotesi di veicoli self-driving.

Il canone per l’utilizzo di auto a guida autonoma è periodico e viene concordato in base alle disponibilità economiche del consumatore.

Il pagamento dell’importo dovuto dà diritto a usufruire di servizi aggiuntivi come assicurazione, assistenza stradale, manutenzione ordinaria e straordinaria. Inoltre, come per le auto tradizionali, anche nei veicoli a guida autonoma la misura del canone è proporzionale alla percorrenza fatta. Alla scadenza del periodo di utilizzo il consumatore potrà, come detto sopra, pagare la maxi-rata finale e acquistare la proprietà della vettura, oppure restituirla senza pagare tale importo aggiuntivo.

Svantaggi dell’applicazione del pay per drive alle auto a guida autonoma

Opacità dei criteri di calcolo del canone nel pay per drive

Il primo svantaggio è dato dalla difficoltà per l’utilizzatore di conoscere i criteri di calcolo del canone applicato. Spesso le concessionarie non danno informazioni trasparenti agli automobilisti. Questi ultimi si trovano quindi a dover “prendere o lasciare” l’offerta senza sapere come sia stata determinata la loro tariffa.

Non a caso, la mancanza di trasparenza nelle informative è stata oggetto di contestazione da parte dell’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato verso Toyota. Questo problema assume una rilevanza ancora maggiore quando il calcolo sia fatto tramite sistemi automatizzati non soggetti al controllo umano.

Difficoltà nell’applicazione del modello assicurativo tradizionale alle auto a guida autonoma

Abbiamo detto che il canone per l’utilizzo di un’auto – anche se a guida autonoma – “contiene” una quota del premio assicurativo dovuto. Si pone tuttavia un problema quando il modello contrattuale dell’assicurazione RCA, in relazione al quale il premio viene pagato, non è più idoneo a offrire copertura contro i danni causati dalla circolazione di veicoli.

Questo è esattamente ciò che accade in caso di veicoli a guida autonoma che presentano un elevato grado di automazione. Abbiamo già parlato delle difficoltà collegate all’applicazione del modello assicurativo “tradizionale” al settore dell’automotive in questo articolo.

Inoltre, il premio assicurativo potrebbe essere personalizzato in base alla modalità e alla frequenza di utilizzo del veicolo da parte del consumatore. L’importo dovuto a titolo di premio cioè potrebbe essere quantificato in base allo stile e alle abitudini di guida dell’automobilista: più quest’ultimo sarà prudente e più l’importo dovuto sarà basso.

Si tratta dei cosiddetti Pay-as-you-drive (PAYD) e Pay-how-you-drive (PHYD), due modelli innovativi di rapporto assicurativo ormai diffusi in tutto il mondo. Nel settore delle auto a guida autonoma però il ricorso a questi schemi di calcolo del premio potrebbe essere rischioso per l’utilizzatore, soprattutto in ipotesi di processi automatizzati.

Facciamo un esempio: una vettura viaggia ad alta velocità e non rispetta la segnaletica stradale a causa di un malfunzionamento del sistema di guida autonoma. Tale comportamento spericolato fa aumentare la probabilità di incidenti, il che farà “gonfiare” il premio dovuto dal consumatore. Quest’ultimo si troverà quindi a pagare un canone più alto per ragioni che non dipendono da lui.

Pay per drive bias

L’ultimo pericolo derivante dall’applicazione del modello pay per drive al settore delle auto a guida autonoma riguarda l’attitudine psicologica del consumatore.

Alcuni studiosi hanno definito questo fenomeno “pay-per-use bias. Si tratta della tendenza a sottovalutare l’uso che effettivamente si farà del bene, sottostimando quindi il tempo di utilizzo e la distanza media percorsa in un dato periodo, e a scegliere quindi una tariffa d’uso non corretta. In questi casi avremo quindi una differenza tra l’impiego presunto (usato per calcolare il canone periodico) e quello reale.

In ipotesi di differenza significativa tra l’utilizzo stimato e la percorrenza effettiva, l’utilizzatore potrebbe essere costretto a pagare un sovrapprezzo o una penale. Questo pregiudizio inconscio dell’utilizzatore potrebbe quindi avere degli effetti economici negativi, rilevanti e inaspettati. Questi svantaggi interessano il pay per drive applicato sia alle vetture “tradizionali”, sia alle auto a guida autonoma.

Pay per drive e auto a guida autonoma: promosso o bocciato?

Alla luce di quanto detto non possiamo approvare o condannare totalmente l’unione tra il modello pay per drive e i sistemi di guida autonoma.

Il pay per drive può essere molto vantaggioso, perché permette al consumatore di trarre il massimo vantaggio possibile dall’utilizzo di una vettura. Il mancato trasferimento della proprietà evita all’utilizzatore di farsi carico dei rischi connessi e gli consente di disporre di un bene sempre funzionante. Inoltre, il pagamento dilazionato nel tempo allarga l’offerta di beni accessibile dal consumatore, comprendendo anche auto a guida autonoma che egli non si sarebbe potuto permettere altrimenti.

Allo stesso tempo, il pay per drive applicato alle auto a guida autonoma come abbiamo visto pone numerosi problemi pratici. E’ necessario che ciascun consumatore scelga la formula migliore per sé, in base alla propria disponibilità economica e alle proprie ambizioni.

Il pay per drive nel settore delle auto a guida autonoma potrebbe quindi essere promosso o bocciato. Starà a voi decidere