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IoT, 5G e sicurezza sul lavoro: quali rischi e quali opportunità

IoT, 5G e sicurezza sul lavoro: quali rischi e quali opportunità

L’Internet of Things (IoT) è uno dei principali cambiamenti che plasmeranno la fabbrica del futuro. Tra i vari vantaggi portati dall’internet delle cose, oggi ci si chiede se le tecnologie di IoT possono anche migliorare la sicurezza sul lavoro e creare un ambiente più sano.

L’industria manifatturiera, con tutti i limiti e le difficoltà, sta cercando di diventare un luogo più sicuro e meno pericoloso rispetto al passato. Certamente questo è dovuto anche a una maggior consapevolezza del problema, a norme sempre più incisive e all’attività di sindacati e lavoratori stessi.

Ma in molti si aspettano che anche la tecnologia – e in particolare l’internet delle cose – aiuti ad accelerare questo miglioramento.

Cos’è l’IoT e perché ha a che fare con la fabbrica

L’Internet of Things è l’interconnessione fra device attraverso la rete, che consente lo scambio di informazioni tra gli oggetti fisici. In realtà l’IoT non è qualcosa che dovremo attenderci dal futuro: è già presente nella nostra vita.

Basti pensare alla casa. Oggi è possibile controllare la TV, i sistemi di riscaldamento, gli allarmi o le luci tramite smartphone o altri dispositivi, e perfino comprare tramite eCommerce. Questa interconnessione sarà la nostra quotidianità nei prossimi anni, ma le sue applicazioni vanno ben oltre la comodità di poter accendere le luci chiamando “Alexa”.

In ambito industriale, ad esempio, si parla di Industrial Internet of Things per indicare quel processo che sta portando alla creazione di una fabbrica intelligente e interconnessa. La Smart Factory è uno dei pilastri fondamentali di Industria 4.0, la trasformazione della manifattura nell’era digitale.

Perché Industria 4.0 e l’IoT potranno migliorare la sicurezza sul lavoro

Le tecnologie di Industria 4.0, come l’Industrial IoT, stanno portando a una completa interazione fra il mondo fisico (i vari macchinari e dispositivi aziendali) e quello digitale. Questo è possibile grazie all’utilizzo di tecnologie come il cloud computing, la robotica avanzata, i sensori RFID e molto altro.

Con l’IoT la fabbrica sta diventando sempre più un ambiente automatizzato. Alcuni vedono questa trasformazione come una minaccia, prefigurando un futuro di fabbriche popolate solo da robot. In realtà questi scenari non sono considerati attendibili dagli esperti, anche se c’è qualcosa di vero. Le trasformazioni di Industria 4.0 porteranno infatti cambiamenti importanti nei lavori del futuro e bisognerà gestire le potenziali conseguenze negative. Ma la digitalizzazione e l’automazione stanno consentendo a chi lavora in fabbrica di abbandonare compiti ripetitivi e manuali, che spesso sono anche quelli più pericolosi.

Marco Bentivogli, ex segretario della FIM CISL (uno dei sindacati dei metalmeccanici), considera la fabbrica di oggi molto più sicura di un tempo anche grazie alla tecnologia. Bentivogli fa l’esempio delle saldature delle automobili, che oggi non sono più fatte a mano dai lavoratori. “Chi vuole bene a quei lavoratori – spiega in un’intervista al Foglio del 2019 – ricorda cosa significava saldare almeno otto ore al giorno e quale fosse la speranza di vita media di una persona che lo aveva fatto tutta la vita.”

L’automazione dei processi e un minor coinvolgimento della persona in attività pericolose sono già importanti vantaggi portati da Industria 4.0 e dall’IoT. C’è però anche dell’altro.

Con i dispositivi interconnessi si può monitorare anche la sicurezza sul lavoro

Le soluzioni IoT si basano sull’interconnessione fra dispositivi e lo scambio di dati. I dati che oggi sono raccolti tramite dispositivi o sensori possono fornire aggiornamenti su moltissime situazioni. In azienda questa trasmissione di dati in tempo reale può dare informazioni utili a chi sta lavorando, aiutando anche a prevenire possibili incidenti.

La società americana IBM, uno dei grandi player nel mondo IoT e intelligenza artificiale, ha sviluppato un sistema chiamato IBM Maximo Worker Insights, che applica l’internet delle cose alla sicurezza sul lavoro. La soluzione di IBM prevede che i lavoratori indossino dispositivi wereable (dotati di sensori) e abbiano uno smartphone o uno smartwatch.

I dispositivi monitorano parametri come il battito cardiaco o la vicinanza dell’operatore a un luogo pericoloso. I dati sono elaborati continuamente e, in caso di pericolo, un segnale di allerta avvisa immediatamente un supervisore e il responsabile della sicurezza.

Così facendo, oltre ad aiutare la prevenzione degli infortuni, il sistema sviluppato da IBM consente di tenere traccia delle condizioni di lavoro. Queste informazioni aiutano a monitorare lo stato della sicurezza in azienda e possono essere inviate alle autorità in caso di controlli.

Perché questo sistema sia efficace, IBM si basa sulla tecnologia chiamata edge computing. Questa funziona come un sistema cloud in miniatura. Non invia i dati a un data center situato a chilometri di distanza, ma li elabora sul posto in un centro creato appositamente. In questo modo i dati vengono gestiti internamente e si diminuiscono i tempi di reazione.

Per l’IoT serviranno tecnologie e connessioni affidabili

Per la diffusione dell’IoT e la sua applicazione nei sistemi aziendali di sicurezza e prevenzione, è necessario adottare tecnologie altamente affidabili. Questa è una delle difficoltà da superare per lo sviluppo dell’internet delle cose in ambiti, come la sicurezza sul lavoro, dove non sono ammessi errori.

È un ostacolo che si ritrova anche nello sviluppo di veicoli a guida autonoma o nell’applicazione dell’IoT nel settore medico. In tutti questi casi un alto livello di precisione, l’affidabilità della tecnologia e tempi di reazione istantanei sono letteralmente vitali.

Un aiuto per l’applicazione di IoT nella sicurezza sul lavoro lo daranno, come abbiamo visto, i sistemi di edge computing. La riduzione della distanza tra la fonte e il luogo di elaborazione dei dati consentirà una maggior velocità nella trasmissione delle informazioni

Ma un ulteriore beneficio potrà arrivare anche dallo sviluppo delle nuove reti 5G. Tra le varie potenzialità del 5G c’è proprio la network reliability, ossia l’affidabilità della rete. Questa caratteristica infatti renderà le reti di nuova generazione veloci e con un basso livello di perdite o ritardi nelle comunicazioni.

Per questo le compagnie di telecomunicazioni che stanno sviluppando la tecnologia 5G oggi sembrano molto ottimiste sull’utilizzo di IoT anche per migliorare la sicurezza sul lavoro. Secondo Nokia una possibile applicazione sarà ad esempio nel controllo da remoto dei macchinari, tramite droni o gru telecomandati.

IoT e sicurezza sul lavoro: cosa dice lo Statuto dei lavoratori

Garantire la sicurezza sul lavoro è un dovere e una responsabilità per tutti i datori di lavoro. Si tratta di un obbligo di importanza primaria, che trova fondamento direttamente nella Costituzione. La violazione delle norme sulla sicurezza comporta poi sanzioni molto pesanti, anche di natura penale.

Per questo lo Statuto dei lavoratori stabilisce che, se necessario per garantire la sicurezza, alcuni divieti previsti per il datore di lavoro possono essere derogati. Uno su tutti è quello relativo ai controlli a distanza. L’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori prevede un generale divieto di installare dispositivi che consentano di controllare il lavoratore e le sue performance. È un articolo che si applica a varie situazioni: ne abbiamo parlato a proposito della videosorveglianza e dello smart working.

Ci sono però delle eccezioni a questo divieto, e una riguarda proprio la sicurezza sul lavoro. Questa deroga consentirebbe di portare in azienda anche i sistemi basati sull’internet delle cose, se servono a tutelare la salute e la sicurezza del luogo di lavoro.

Per installarli però occorre sempre un’autorizzazione, che può essere:

  • un accordo con le rappresentanze sindacali, oppure
  • un provvedimento dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL).

Il consenso del singolo lavoratore invece non è mai sufficiente per legittimare i controlli a distanza.

IoT e sicurezza sul lavoro: attenzione ai dati personali trattati

I sistemi basati sull’IoT che vengono installati per tutelare la sicurezza sul lavoro rischiano di trattare dati personali anche estremamente delicati. Basti pensare anche alla sola possibilità che il datore di lavoro o altri dipendenti entrino in contatto con dati biometrici o sanitari dei dipendenti.

Sarà quindi necessario adeguarsi alle norme del GDPR, in particolare attraverso un’adeguata valutazione di impatto (DPIA), sempre necessaria nel rapporto di lavoro. È comunque fondamentale capire bene quali sono le cautele da adottare nel singolo caso specifico, per evitare pesanti sanzioni per il trattamento illecito dei dati.

Stiamo davvero andando verso una fabbrica più sicura?

È ancora presto forse per capire quale sarà l’impatto dell’internet delle cose sulla sicurezza sul lavoro. Però ci sono vari segnali positivi, che vediamo già ora.

Con Industria 4.0 il lavoro umano potrà occuparsi sempre meno dei compiti più pericolosi. E grazie all’interconnessione portata dall’IoT e dalle reti 5G avremo nuovi strumenti che aiuteranno le aziende nel monitoraggio e nella prevenzione. Tutto questo richiede ovviamente tecnologie affidabili e ben sviluppate, che nei prossimi anni verranno ulteriormente affinate.

La sensazione però è che, anche grazie all’internet delle cose, la fabbrica di domani potrà diventare un luogo più sicuro rispetto ad oggi.

Circa l'autore

Tiziano Milan

Laureato in giurisprudenza, ho completato la pratica forense nel 2020. Mi occupo di diritto tributario, operazioni straordinarie e crisi d’impresa. Frequento l’executive master CFO presso l’Università di Udine e sono tirocinante revisore legale.

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