Negli ultimi anni, il ruolo degli influencer è diventato sempre più rilevante nel mondo del marketing digitale. Con l’ascesa delle piattaforme social hanno acquisito un potere significativo nel guidare le decisioni di acquisto dei consumatori. A seguito di alcuni casi di cronaca, le autorità pubbliche si stanno occupando di questa figura, stabilendo alcune norme nell’interesse dei loro follower e dei consumatori.

Tuttavia, la qualificazione giuridica di questa professione ed il suo inquadramento fiscale e previdenziale non è ancor ben definita ed ha sollevato dibattiti significativi, anche davanti ai Tribunali.

In particolare, una recente sentenza del Tribunale di Roma ha ritenuto che, in alcuni casi, gli influencer dovrebbero essere considerati come agenti di commercio, con obblighi contributivi verso la Fondazione Enasarco.

Ciò, in particolare, quando gli agenti di commercio realizzino contenuti nei quali sia inclusa, continuativamente, l’indicazione di codici di referral di una medesima impresa, di modo che essi ricevano una remunerazione dagli acquisti eseguiti dai loro follower utilizzando il loro codice.

Quando l’influencer può essere assimilato ad agente commerciale

La sentenza del Tribunale di Roma n. 2615/2024 ha affrontato la controversia tra una società e l’Enasarco riguardo alla qualificazione dei rapporti di lavoro con alcuni collaboratori, inclusi numerosi influencer. Il punto centrale della disputa era se questi rapporti potessero essere considerati come contratti di agenzia, obbligando così di conseguenza al pagamento dei contributi previdenziali ad Enasarco.

Il Tribunale ha concluso che gli influencer dovrebbero essere qualificati come agenti di commercio sulla base di vari fattori:

Attività di promozione e compensi legati alle vendite

Gli influencer svolgono attività di promozione e vendita attraverso le loro piattaforme social. Attraverso i loro contenuti, pubblicizzano i prodotti della società e generano ordini utilizzando codici sconto personalizzati. Il compenso basato sugli ordini andati a buon fine è un indicatore chiave di un rapporto di agenzia.

Stabilità e continuità

Le collaborazioni tra la società e gli influencer sono risultate stabili e continuative, con rapporti che durano diversi anni e compensi erogati regolarmente. Questo livello di continuità è stato considerato altro elemento tipico dei contratti di agenzia.

Zona di attività “digitale”

Anche se la zona di attività degli influencer non è geografica, il loro pubblico sui social media rappresenta una “zona determinata” in senso digitale. La loro attività è mirata a segmenti specifici di mercato, rappresentato dagli utenti delle piattaforme digitali, aventi particolari caratteristiche (es. per tipologia di audience).

Libertà e autonomia

La libertà e l’autonomia degli influencer nello svolgere le loro attività non escludono la possibilità di qualificare il loro rapporto come contratto di agenzia. Queste caratteristiche sono comuni anche agli agenti di commercio.

Elementi Contrattuali

I contratti stipulati con gli influencer contengono termini compatibili con quelli dei contratti di agenzia, come l’uso di codici sconto personalizzati e compensi basati sulle vendite generate.

Il Tribunale ha rigettato il ricorso della società, confermando che gli influencer devono essere considerati agenti di commercio ai sensi degli articoli 1742 e seguenti del Codice civile. Di conseguenza, la società è stata obbligata a versare i contributi previdenziali e le sanzioni stabilite nel verbale di accertamento ispettivo.

Le conseguenze di questa tesi non sono però di poco conto: se questa assimilazione fosse completa, allora troverebbero applicazione anche tutte le altre norme che disciplinano il contratto di agenzia.

Argomentazioni contrarie alla qualificazione degli influencer come agenti di commercio

Nonostante la posizione del Tribunale, vi sono numerosi argomenti contro la qualificazione degli influencer come agenti di commercio. Questi argomenti sono stati avanzati da esperti legali, aziende e gli stessi influencer.

Natura atipica dei contratti conclusi con gli influencer

Uno degli argomenti principali contro la qualificazione degli influencer come agenti di commercio è che il contratto di influencer è un contratto atipico. A differenza dei contratti di agenzia, che sono ben definiti nel Codice civile, i contratti di influencer non rientrano facilmente in categorie giuridiche preesistenti. Gli influencer non si impegnano a promuovere stabilmente la conclusione di contratti, ma a creare contenuti che possano influenzare le decisioni di acquisto dei loro follower.

In altre parole, la creazione di contenuti – specialmente quando non riguardino direttamente le caratteristiche del bene o del servizio pubblicizzato – non potrebbe essere equiparata all’attività promozionale che svolgono i rappresentanti di commercio.

Si pensi, per esempio, ad un travel blogger che, all’interno di un video su uno dei propri viaggi, includa il codice di referral per un corso di lingue o una VPN. Pur essendoci un legame tra l’oggetto del video e il servizio pubblicizzato, si potrebbe dubitare che il contenuto possa essere considerato come “promozionale” rispetto al servizio.

Mancanza di un obbligo di promuovere la conclusione di contratti

A differenza degli agenti di commercio, gli influencer non hanno un obbligo giuridico di promuovere la conclusione di contratti tra il loro “mandante” ed il pubblico. La loro attività è basata su un accordo di collaborazione flessibile, dove la produzione di contenuti è volontaria e non sempre mirata alla vendita diretta. Gli influencer mantengono il controllo su quando e come promuovere prodotti, senza un vincolo contrattuale a ottenere risultati specifici di vendita.

Variabilità delle modalità di remunerazione

Il compenso degli influencer varia notevolmente e non sempre è basato su provvigioni derivanti dalle vendite. Molti influencer ricevono compensi fissi per la creazione di contenuti o per partecipare a campagne di branding, che non si collegano direttamente ai risultati di vendita. Questo tipo di compenso non è tipico dei contratti di agenzia, dove la remunerazione è generalmente provvigionale e legata agli affari conclusi.

Sicché, non tutte le attività degli influencer sarebbero qualificabili come attività di agenzia, ma solo quelle caratterizzate da una certa continuità nella promozione di contenuti specialistici che includano un referral code relativo a prodotti o servizi “in tema”. Ciò rende però la qualificazione dell’attività molto complessa ed incerta, rendendo difficile ed incerta la determinazione del regime fiscale applicabile.

Autonomia operativa

Gli influencer operano con un alto grado di autonomia, decidendo i contenuti da pubblicare, il momento della pubblicazione e la frequenza. Questa autonomia operativa differisce significativamente dalle responsabilità degli agenti di commercio, che sono spesso vincolati da istruzioni dettagliate e obiettivi di vendita definiti dal preponente.

Assenza di zona determinata

Gli influencer non operano in una zona determinata come gli agenti di commercio. La loro attività è rivolta a un pubblico globale attraverso i social media, senza limitazioni geografiche specifiche. Questo elemento è cruciale nel definire un contratto di agenzia, che tradizionalmente implica la promozione di vendite in una zona geografica definita.

Riflessioni Finali

La questione se e quando gli influencer debbano essere considerati agenti di commercio è complessa e sfaccettata. La sentenza del Tribunale di Roma ha fornito una chiara indicazione della direzione giuridica che può essere intrapresa in Italia, ma lascia spazio a dibattiti e interpretazioni diverse. La qualificazione degli influencer come agenti di commercio implica obblighi giuridici e contributivi significativi, che potrebbero influire sulla dinamica delle collaborazioni tra aziende e influencer.

La natura atipica del contratto di influencer, la mancanza di un obbligo di promuovere contratti, la diversità nei modelli di compenso, l’autonomia operativa e l’assenza di una zona determinata sono tutti elementi che complicano la semplice assimilazione di questi rapporti ai contratti di agenzia. Le aziende e gli influencer dovranno navigare attentamente tra queste interpretazioni giuridiche per garantire che le loro collaborazioni siano conformi alle normative vigenti, evitando al contempo sanzioni e obblighi contributivi inaspettati.

In conclusione, mentre il Tribunale di Roma ha stabilito un precedente importante, il dibattito legale e dottrinale sulla qualificazione degli influencer come agenti di commercio continuerà ad evolversi, riflettendo le rapide trasformazioni del mondo del marketing digitale e delle relazioni commerciali.