Negli ultimi anni abbiamo assistito allo sviluppo di diversi modelli di crowdfunding, che testimoniano il successo di questo strumento di finanziamento. Abbiamo potuto vedere la nascita e diffusione di numerose piattaforme on-line in tutto il mondo, Italia compresa. SmartIUS ha già trattato l’argomento in tre occasioni: analizzando la creator economy, esaminando le piattaforme strumentali al finanziamento dei content creators e introducendo il peer-to-peer lending.

Ma quanti e quali sono i diversi modelli di crowdfunding a cui si può fare ricorso per finanziare il proprio progetto? In cosa differiscono? Vediamo di scoprirlo, prima di esaminare in un prossimo articolo quale modello conviene scegliere in base al progetto da finanziare.

Che cos’e’ il crowdfunding e perché si sta diffondendo come metodo di finanziamento

Una piattaforma di crowdfunding è un servizio che mette in connessione il proprietario di un progetto con dei possibili finanziatori.

Le piattaforme di crowdfunding hanno quasi tutte delle caratteristiche in comune. Per esempio, tutte le piattaforme di crowdfunding richiedono di fornire delle campagne di presentazione del proprio progetto, che possano essere accessibili a tutti gli utenti online.

Dopodiché, permettono delle transazioni finanziarie di ammontare non troppo grande. Somme di denaro contenute permettono di aumentare la partecipazione e contenere i rischi entro un limite ragionevole.

Il passo successivo è quello di fornire informazioni finanziarie rilevanti riguardo la campagna e i suoi progressi. Inoltre, si danno degli strumenti così che i finanziatori possano comunicare con i responsabili del progetto. Alcune piattaforme offrono anche dei servizi di pubbliche relazioni, oppure danno dei consigli per altri servizi di supporto.

L’operato delle piattaforme è regolato dalla giurisdizione a cui sono sottoposte (ne abbiamo parlato in dettaglio qui), oltre che dai codici di condotta sviluppati dalle associazioni di settore e ovviamente dalle proprie procedure interne. Dover seguire il regolamento nazionale però comporta un minor raggio di azione per la piattaforma, sia a livello geografico che operazionale. Questo risulta quindi essere un limite per le piattaforme, che tendono a concentrarsi a livello locale e con una serie di attività circoscritte. Nonostante ciò, vi sono ovviamente piattaforme che sono riuscite a prendersi una buona fetta di mercato globale, come Kickstarter o Gofundme.

Oltre alle piattaforme, c’è anche la possibilità di avviare delle campagne di crowdfunding individuali. Queste sono delle iniziative create da un individuo o un’organizzazione che non usufruiscono di piattaforme. Normalmente, sono iniziative sporadiche che tendono ad usufruire di network più ristretti.

I modelli di crowdfunding peer to peer o social lending

Abbiamo parlato approfonditamente del peer-to-peer lending in un altro articolo. Questo modello è basato sull’emissione di debito. In questo caso, le piattaforme facilitano l’ottenimento di credito online a individui o imprese, dato da altri singoli individui o da investitori istituzionali. Quindi, la piattaforma svolge il ruolo di intermediario.

Le caratteristiche dei modelli basati sul puro prestito sono molto diverse, sia per struttura, sia per la tipologia di utenti a cui si rivolge. Questo tipo di piattaforme coinvolgono tra i maggiori volumi di denaro raccolti in media a campagna. Tuttavia, il peer-to-peer lending è caratterizzato da piccole somme di denaro, e, in generale, è tra i modelli meno utilizzati. Inoltre, spesso gli utenti-debitori tendono ad avere alti tassi di insolvibilità.

Un sottoinsieme del peer-to-peer lending è il pro-social lending, che prende la forma di un micro-finanziamento. Il prestito è effettuato dopo che il prestatore ha valutato sia la solvibilità del potenziale utente, sia lo scopo della singola operazione. L’obiettivo dovrebbe essere di carattere sociale e ambientale e sostenibile. Queste somme infatti sono strumentali al supporto di individui economicamente svantaggiati, o finanziariamente marginalizzati. Lo scopo generale di questo tipo di peer-to-peer lending è quello di sostenere il benessere di individui, dandogli un maggiore accesso alle risorse.

Il pro-social lending può coinvolgere individui e imprese, e può riguardare somme di denaro piccole e grandi. I prestiti orientati alla microfinanza tendono ad avere bassi tassi insolvibilità, rendendoli tra i modelli più di successo tra i modelli peer-to-peer.

I modelli di crowdfunding equity-based

I modelli equity-based, meglio conosciuti come equity crowdfunding, si occupano di mettere in comunicazione imprese e potenziali investitori. Individui o istituzioni investono in titoli di proprietà emessi dall’impresa, che è tipicamente una piccola e media impresa non quotata (spesso una startup). In questo caso gli imprenditori aprono una call per vendere uno specifico ammontare di equity o titoli attraverso la piattaforma, così da attrarre un maggior bacino di investitori.

I modelli equity-based sono quelli che storicamente hanno raccolto maggiori somme di denaro. Tuttavia, i progetti normalmente sono caratterizzati da un orizzonte temporale più lungo e conseguentemente dei livelli di rischio maggiori. Proprio per contenere il rischio, le piattaforme applicano dei regolamenti molto severi e selezionano rigorosamente i progetti, finalizzando sul web solo un numero esiguo di progetti. Questo processo di scrematura comporta però un alto livello di successo delle campagne di finanziamento.

Real estate crowfunding

Un sottoinsieme di questo modello è il real estate crowdfunding property-based crowdfunding, dove l’investitore può acquisire la proprietà di un immobile, attraverso la compravendita di percentuali di proprietà.

Modello cooperativo

Un ulteriore sottoinsieme dell’equity-based model è il modello cooperativo. In questo modello gli investimenti, che riguardano delle porzioni di proprietà, servono a finanziare un progetto per la comunità.

Alcuni di questi progetti potranno poi essere in grado di creare utile da restituire ai finanziatori, mentre alcuni progetti saranno puramente di beneficienza. In questo secondo caso l’investitore sarà meno focalizzato sulla pura produzione di profitto, ma guarderà piuttosto all’investimento come mezzo per migliorare la propria comunità locale.

Invoice trading

Una recente aggiunta ai modelli di crowdfunding è l’”invoice trading”, che viene considerato un metodo veloce e facile con cui le piccole e medie imprese possono raccogliere debito a breve termine attraverso il finanziamento di fatture attive da individui o investitori istituzionali.

L’invoice trading permette in pratica alle aziende di “vendere” i loro crediti commerciali con un piccolo sconto in cambio di denaro immediato. Questo modello facilita la ricerca di liquidità delle piccole e medie imprese.

L’invoice trading è caratterizzato da bassi livelli di default e alti tassi di successo. Il modello prevede delle campagne con delle somme relativamente piccole rispetto al contesto in cui è inserita, rendendo più semplice la restituzione del denaro.

I modelli reward e donation crowdfunding

I modelli di reward crowdfunding e donation crowdfunding sono tendenzialmente quelli più conosciuti. In entrambi i casi, gli individui finanziano un progetto, un individuo o un business senza aspettarsi un ritorno finanziario dalle somme versate.

I modelli reward raggruppano quelle transazioni dove gli investitori ricevono una ricompensa per il loro contributo. La ricompensa consiste spesso in un bene, che i finanziatori aspettano di ricevere entro un certo tempo. I donation model non restituiscono delle ricompense tangibili, bensì i finanziatori traggono la loro ricompensa “morale” dall’aver contribuito ad una causa importante.

Reward crowfunding

Nel reward crowdfunding i finanziatori versano somme generalmente ridotte. Il modello è associato a dei livelli di successo nella media: i casi di frode sono molto rari, così come il rischio che la ricompensa non venga consegnata.

L’unica vera problematica risiede spesso nelle tempistiche in cui la ricompensa viene fornita. Spesso questi ritardi sono associati all’ammontare di denaro che è stato raccolto: nel caso in cui la somma di denaro raccolta sia troppo piccola, l’imprenditore dovrà sostenere dei costi non pianificati, che possono comportare dei ritardi di consegna. Invece, nel caso in cui la somma sia particolarmente grande rispetto agli obiettivi iniziali, anche la domanda della ricompensa aumenta. Così il proprietario del progetto dovrà affrontare le difficoltà legate alla necessità di una maggiore produzione nella stessa unità di tempo, spesso difficile da sostenere per un business piuttosto piccolo.

Donation crowfunding

Il modello di crowdfunding donation-based si basa su donazioni volontarie, per le quali non è previsto alcun ritorno o premio. E’ associato a raccolte di somme di denaro minori, rispetto agli altri modelli di crowdfunding. In questo caso è un po’ più difficile identificare le attività fraudolente, oltre agli impatti tangibili del suo utilizzo. Spesso però chi ne usufruisce rende pubblica la rendicontazione di come ha utilizzato il denaro, così da rassicurare i finanziatori.

Un sottoinsieme del donation model è il patronage, che è caratterizzato da pagamenti sotto forma di abbonamento così che la persona finanziata possa sostenere la sua carriera. Questo metodo è usato soprattutto da artisti, musicisti e content creator.

Caratteristiche particolari delle campagne di crowfunding: take it all and all-or-nothing

Fino ad ora abbiamo parlato di modelli che presentavano una chiara distinzione tra loro. Tuttavia, vi sono piattaforme che utilizzano modelli ibridi, combinando le varie caratteristiche, per creare una gamma più ampia di servizi.

In generale la più grande distinzione è tra modelli dove vi sono dei rendimenti o meno. Nel primo raggruppamento appaiono tutti i modelli equity-based e peer-to-peer. Tra i secondi, invece vi sono i modelli reward-based e i donation-based.

Un’altra distinzione è quella che riguarda il metodo di raccolta. Uno è l’“all-or-nothing”, dove i raccoglitori di denaro ricevono i fondi esclusivamente se raggiungono un obiettivo minimo che viene deciso prima della campagna. Se così non sarà, i fondi verranno restituiti o mai presi dai finanziatori. Il secondo metodo è il “take it all”. In quest’ultimo caso i raccoglitori di denaro ricevono tutti i fondi, anche se non dovessero riuscire a raccogliere un obiettivo minimo.

Il primo metodo è spesso usato nei modelli equity-based, poiché tendono a segnalare che il progetto ha un certo livello di serietà che attira un maggior numero di investitori. Il secondo viene soprattutto usato nei reward-based e donation, poiché gli obiettivi sono di norma caritatevoli e il denaro raccolto può aiutare comunque a raggiungere almeno in parte lo scopo benefico.