In Europa l’uso del cloud computing da parte delle imprese continua a crescere velocemente, pur attestandosi su numeri forse più bassi di quel che si potrebbe immaginare. Uno studio Eurostat di gennaio 2021, intitolato Cloud computing – statistics on the use by enterprises“, ha confrontato i dati del 2018 e del 2020, rivelando alcuni trend sorprendenti.

Il tutto mentre prosegue il dibattito su Gaia-X, il progetto europeo per un’infrastruttura cloud comune e libera dal controllo dei big tech della Silicon Valley.

Il cloud come tecnologia strategica

Il cloud computing è una delle tecnologie digitali considerate strategiche dall’Unione Europea, in quanto importantissimo fattore di produttività per le imprese. Grazie al cloud computing, possono ottimizzare l’utilizzo delle risorse e costruire modelli commerciali e di gestione e strategie di mercato che consentono di crescere, innovare e diventare sempre più competitivi.

Non esiste tuttavia un tipo di cloud computing perfetto per tutti. Molti modelli, tipi e servizi di cloud computing diversi si sono evoluti per soddisfare le esigenze tecnologiche in rapida evoluzione, e spesso molto specifiche, delle imprese e delle organizzazioni.

Prima di esaminare le statistiche sull’uso del cloud computing in Europa da parte delle imprese, vogliamo soffermarci brevemente sulle sue caratteristiche principali, per meglio poter comprendere e interpretare i dati.

Cloud pubblici

I cloud pubblici sono quelli di più comuni. Le risorse hardware, software e di archiviazione appartengono a – e sono gestite da – fornitori terzi, sono condivise e accessibili tramite Internet da ciascun cliente, ognuno dotato di un proprio account. Tra i principali troviamo per esempio Amazon AWS, Azure, Google.

I vantaggi per le imprese di avvalersi di un cloud pubblico sono una drastica riduzione di spesa e semplificazione della gestione tecnica. Da un lato ciò permette infatti di non doversi dotare di un’infrastruttura hardware e software estremamente complessa e destinata all’obsolescenza, che molte imprese non potrebbero permettersi, e pagare solo per quello che si usa. Dall’altro, permette di disporre immediatamente di misure di sicurezza o certificazioni anche molto avanzate, che sarebbe difficile e costoso (se non impossibile) gestire in proprio. Il fornitore inoltre si occuperà della manutenzione e del supporto tecnico, sgravando ulteriormente l’impresa.

Da ultimo, il cloud pubblico è solitamente scalabile (sono disponibili risorse on demand per esigenze anche solo temporanee) ed è estremamente affidabile, visto che una vasta rete di server ridondanti offre protezione in caso di problemi, sebbene neanche i big players siano indenni da errori, come abbiamo raccontato qui.

Cloud privati

Un cloud privato, invece, è destinato all’uso da parte di una singola organizzazione, e strutturato ancor più su misura sulle esigenze di questa. Può essere ospitato e gestito direttamente da questa su hardware di proprietà, o ospitato da un provider di servizi terzo, il quale mette a disposizione solo l’hardware che sarà gestito direttamente dall’impresa cliente. Anche qui le possibilità di personalizzazione sono molte e variegate.

In questi schemi vi è una maggior flessibilità e un maggior controllo rispetto al cloud pubblico, sebbene a fronte di una complessità molto maggiore.

Cloud ibridi

Esistono infine dei cloud ibridi che combinano i due schemi in un unico piano di gestione, limitando l’esposizione dei dati privati sul cloud pubblico ed eliminando così molti rischi per la sicurezza, unendo i vantaggi di entrambi. E’ frequente nei settori altamente regolamentati, in cui i requisiti di residenza dei dati possono imporre che essi debbano essere tassativamente mantenuti in locale, e solo per alcune tipologie è ammesso il ricorso al cloud (pubblico o privato).

Non è tutto oro quel che è “nuvola”

Fare ricorso al cloud non è certo una panacea, e va anzi valutato con estrema attenzione caso per caso.

Sebbene vi siano molte architetture, e molto personalizzabili, di fatto si rischia di dipendere in tutto o in parte da soggetti terzi per dei servizi essenziali per l’impresa. Questo aspetto può diventare particolarmente critico se coinvolge strutture governative, come abbiamo visto in questo editoriale in cui abbiamo denunciato una vera e propria pericolosa dipendenza dalle big tech.

Inoltre, ricorrere a infrastrutture cloud di terzi implica ovviamente la condivisione di dati e informazioni con i fornitori dei servizi stessi, che li conserveranno nei propri data center spesso siti in tutto il mondo. Nonostante crittografia, connessioni sicure e quant’altro, la sicurezza non è mai troppa, oltre a possibili questioni di privacy o di segretezza dei dati stessi. Allungare la catena significa anche aumentare il numero di possibili punti di rottura (“point of failures“).

Da ultimo, non sono poche le considerazione da fare in materia di privacy in caso di ricorso ai servizi di cloud esteri, specie dopo la sentenza “Schrems II” e le indicazioni del Garante europeo per la protezione dei dati, l’EDPB.

In poche parole, quindi, non c’è nessuna regola per cui un maggiore uso di servizi e tecnologie cloud sia necessariamente preferibile. E’ pur vero però che, come vedremo, i dati sull’uso del cloud sono un ottimo indizio che permette di svolgere alcune considerazioni in merito al più generale fenomeno della digitalizzazione delle imprese.

La diffusione del cloud tra le imprese europee: lo studio Eurostat

Lo studio EurostatCloud computing – statistics on the use by enterprises” ha rivelato che in Europa le imprese sono ancora tendenzialmente diffidenti verso questa tecnologia, sebbene, come per l’eCommerce, la crescita sia comunque galoppante.

In Europa, infatti, la media delle imprese che nel 2020 fa uso di tecnologie cloud è del 36% (+12% dal 2018). L’Italia si colloca al 4° posto con una penetrazione di circa il 59%, dato ben sopra la media e forse un po’ sorprendente (vedremo a brevissimo il perché).

Il podio spetta ai paesi nordici, con un discreto distacco: in Finlandia fa ricorso a servizi cloud il 75% delle imprese, in Svezia il 70%, e in Danimarca il 67%. Dalla parte opposta e nettamente arretrate sotto questo profilo, invece, troviamo il sud-est Europa: Grecia (17%), Romania (16%) e Bulgaria (11%).

imprese cloud computing 2020 tabella

Uso del cloud in Europa da parte delle imprese nel 2018 e nel 2020 e relativo tasso di crescita – dati in %, ordinati in base alla colonna 2020 – clic per ingrandire

Nel confronto con i dati del 2018 colpisce il fatto che l’Italia abbia registrato il tasso di crescita nettamente maggiore: +36%, salendo così dal 23% (14° posto) al 59% (4° posto). Seguono Estonia (+22%) e Malta (+16%). Molti tuttavia i Paesi con un tasso di crescita di periodo di solo il 3 o 4 %.

Tra uso del cloud e digitalizzazione delle imprese c’è una corrispondenza univoca: affidarsi al cloud per i servizi di base (email, archiviazione file – vedi poi) è una delle più semplici e diffuse forme di digitalizzazione (ma ovviamente non l’unica). Ciò permette di ipotizzare con larga approssimazione che, in generale, in questi ultimi Paesi non si sia fatto molto progresso in termini quarta rivoluzione industriale. Non a caso, infatti, i Paesi con crescita minore nell’uso del cloud computing sono generalmente quelli con minore competitività industriale in Europa.

Spiccano la Germania, circa a metà del grafico, e la Francia, ancora più indietro e seguita dalla Spagna: l’uso del cloud, già arrancante nel 2018, è cresciuto, ma si attesta comunque su valori forse non del tutto attesi.

imprese cloud computing 2020 grafico

Uso del cloud, 2018 e 2020, dati in forma grafica – clic per ingrandire

Qual è il settore produttivo che fa maggiore uso del cloud in Europa?

Il dato, abbastanza prevedibile, vede in testa il settore IC (information & communication) al 71%, seguito da tutti gli altri in un range molto più contenuto, dal 27% del retail al 53% delle attività professionali e scientifiche.

Sorprende positivamente il fatto che, rispetto al 2018, tra i settori che in Europa hanno registrato la crescita maggiore nell’uso del cloud ci sia il manifatturiero (+19%), tradizionalmente meno propenso di altri alla digitalizzazione.

Un segnale, quindi, che probabilmente i tempi stanno lentamente iniziando a cambiare in tutta Europa e in tutti i settori. La crescita infatti è decisa e relativamente ben distribuita in tutti i comparti esaminati.

diffusione cloud in europa per settori imprese

Uso del cloud computing in Europa per settore produttivo, 2018 e 2020, dati in % a confronto con la media europea – clic per ingrandire

Quali sono le applicazioni cloud più utilizzate dalle imprese europee?

Le applicazioni pratiche per cui le imprese fanno tipicamente ricorso al cloud sono tante e molto diverse tra loro. Lo studio Eurostat ha considerato le principali tipologie, includendo anche una forma di HaaS (hardware as a service). In buona sostanza, l’impresa “affitta” dal fornitore del servizio cloud solo l’hardware e la potenza di calcolo (e solitamente l’assistenza tecnica collegata), mentre il software impiegato è di proprietà e responsabilità dell’impresa cliente.

imprese cloud computing 2020 per scopo

Uso del cloud nelle imprese per tipologia di servizio, confronto 2018-2020 – clic per ingrandire

A sorprendere però non è il confronto tra il 2018 e il 2020, ma tra l’Italia e l’Europa. Il Belpaese infatti è nettamente sopra la media europea (76%) per l’uso di servizi cloud per le email, che tocca addirittura il 96% delle imprese che in generale si affidano al cloud computing (il 59% delle imprese italiane, come visto). L’email è il servizio cloud per eccellenza, con costi oggettivamente ridotti e infinitamente minori rispetto a una complessa gestione in proprio che difficilmente è necessaria per le piccole e medie imprese, ossia la stragrande maggioranza del tessuto imprenditoriale italiano.

La distribuzione circa l’uso di altri servizi cloud non si discosta poi molto, ma l’uso di CRM cloud-based e del cloud per eseguire software proprietari, già poco diffuso in Europa (27 e 24%), è particolarmente poco sentito in Italia (17% e 12%). Questo probabilmente anche perché già di base le imprese italiane non brillano per digitalizzazione, e quindi non fanno granché uso di queste tecnologie neppure in locale.

Cloud computing e dimensione delle imprese

L’esame della diffusione del cloud in Europa in base alla dimensione delle imprese non riserva particolari sorprese sotto il profilo della crescita, ben distribuita tra le grandi, medie e piccole imprese.

Come prevedibile, le piccole imprese sono quelle che, per motivi strutturali, hanno minore necessità di servizi particolari e quindi anche minore necessità di ricorrere al cloud computing.

E’ pur vero però che le piccole imprese sono anche quelle con il maggior deficit in punto di digitalizzazione anche per quanto riguarda gli aspetti oramai indispensabili, problema particolarmente sentito in Italia. Quanti negozi di quartiere sono contattabili via email e sono presenti online?

uso del cloud per dimensione delle imprese

Uso del cloud per dimensione delle imprese, confronto 2018-2020 – clic per ingrandire

Dipendenza dal cloud per dimensione delle imprese

Come detto, molto spesso le imprese non si affidano al cloud computing per un solo servizio, ma per diversi aspetti della loro operatività. Lo studio Eurostat ha quindi classificato il livello di “dipendenza” dal cloud delle imprese d’Europa sulla base di quanti e quali dei servizi del grafico precedente utilizzino. Più servizi vengono affidati al cloud, e più questi sono avanzati, e maggiore è la dipendenza.

Il grafico che segue considera la fascia superiore del livello medio e il livello più elevato:

imprese cloud computing 2020 dipendenza per dimensione

Dipendenza dal cloud per dimensione delle imprese – clic per ingrandire

Potrebbe stupire il fatto che sia riscontrabile un livello simile di dipendenza dal cloud a prescindere dalla dimensione delle imprese. Segno che le piccole stanno crescendo velocemente, e potrebbero ben presto superare le grandi, verosimilmente più lente nel cambiamento proprio a causa delle dimensioni, ma al contempo anche maggiormente in grado di gestire internamente i servizi tipicamente affidati a cloud terzi. Spesso inoltre le grandi imprese (si pensi a banche, assicurazioni, contractor pubblici con clearance di sicurezza, ecc.) sono anche quelle che, per la tipologia di attività, non possono assolutamente trasferire i propri dati verso fornitori terzi – attività, come visto sopra, potenzialmente rischiosa.

Emerge inoltre che la maggior parte delle imprese ha un livello di dipendenza elevato: segno che si affida al cloud computing tende a farlo in modo molto deciso, e per più di un servizio. La media sull’uso di servizi cloud, quindi, va letta alla luce anche di questa concentrazione.

Dipendenza elevata dal cloud per Paese

Dai dati emerge che la dipendenza delle imprese dal cloud è più accentuata proprio laddove i servizi cloud sono più diffusi, come intuibile.

Spiccano tuttavia l’Italia, l’Austria e Cipro, dove il divario tra le due voci è molto accentuato. Ciò significa che la diffusione dei servizi cloud discende dal fatto che sono in molti a fare uso di servizi di base, e non anche avanzati.

Tra il 2018 e il 2020, la crescita maggiore sotto questo aspetto è stata registrata in Estonia (+22%), seguita a ruota dall’Italia (+21%) e dalla Svezia (+17%).

Cosa potrebbe significare? Leggendo questo dato unitamente a quello sulla crescita generale dell’uso del cloud nel periodo (che vede Italia ed Estonia al 1° e 2° posto con +36 e +22%), se ne può dedurre che tale crescita deriva per buona parte dal fatto che chi già usava il cloud ne ha ampliato l’uso anche ad altri servizi o reparti.

Non a caso l’Estonia è molto vicina all’Italia sia per l’uso del cloud in generale nel 2020 (56% contro 59%, rispettivamente 5° e 4° posto),

cloud dependence 2020

Confronto tra uso di servizi cloud e livello di dipendenza elevato dagli stessi – clic per ingrandire

La parola chiave: consapevolezza

Per le imprese che già fanno uso del cloud, o che stanno valutando la migrazione sul cloud di alcuni servizi, è fondamentale essere realmente consapevoli di tutti i pro e i contro e delle particolarità del caso concreto, e non agire con superficialità o approssimazione.

Da un lato andranno esplorate e pesate adeguatamente tutte le esigenze dell’azienda, ragionando in termini di necessità operative, rapporto costi/benefici, obblighi di legge particolari, rischi informatici e tecnici per la business continuity, e procedure di disaster recovery, aspetto spesso del tutto ignorato (ne abbiamo accennato in relazione ai ransomware). Dall’altro lato, una volta individuati i propri requisiti ed elaborata la giusta strategia operativa, organizzativa e di spesa, ove si decidesse di fare ricorso a un fornitore terzo sarà importante verificare nel dettaglio tutte le caratteristiche tecniche e contrattuali di ciascuno. Poiché l’impresa in questo caso si troverà a dipendere da terzi per aspetti sostanziali della propria vita, una accurata pianificazione non dovrà solo prendere in considerazione tutti gli scenari ordinari, ma anche quelli più estremi.

 

📊 Scarica le tabelle e i grafici Eurostat sul cloud computing (formato Excel – xlsx).