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La tokenizzazione degli asset grazie alla blockchain: sarà forse possibile tokenizzare il mondo?

La tokenizzazione degli asset grazie alla blockchain: sarà forse possibile tokenizzare il mondo?

Il tam-tam dietro alla tecnologia blockchain sta raggiungendo i massimi storici. Non più solo bitcoin e criptovalute, piattaforma blockchain eCommerce, NFT e dApp: il fenomeno che cambierà il settore degli investimenti è la tokenizzazione degli asset.

Possedere una frazione di un dipinto di Caravaggio, della propria squadra di basket preferita, o ancora dello stadio di San Siro potrebbe non essere un miraggio. E ciò proprio grazie alla tokenizzazione degli asset.

Grazie alla tecnologia blockchain, anche gli asset già esistenti (siano essi un’automobile, un immobile, una società, …) potrebbero acquisire un differente valore, sia in termini di diversificazione degli investimenti che di aumento della liquidità. Inoltre, la tokenizzazione dei beni sta determinando una sempre maggiore democratizzazione degli investimenti.

La tokenizzazione degli asset

La tokenizzazione degli asset è quell’operazione tramite la quale è possibile convertire, all’interno di una blockchain, la proprietà di un bene in token digitali. Tali token digitali sono poi immessi nel mercato e acquistabili, così permettendo la frazionabilità del diritto di proprietà.

In altri termini, grazie alla tokenizzazione è possibile rappresentare digitalmente ciascuna delle frazioni in cui un determinato asset è stato suddiviso.

Da un punto di vista tecnico, la tokenizzazione degli asset, anche detta cartolarizzazione digitale, avviene all’interno di una blockchain tramite l’utilizzo di token dotati di particolari caratteristiche, i cosiddetti Security Token.

I Security Token: una definizione

I Security Token si riferiscono ad una rappresentazione digitale tramite blockchain di strumenti finanziari, anche detti securities. Pertanto possono identificarsi come strumenti finanziari rappresentativi di asset class “tradizionali”, come possono essere le azioni, le obbligazioni, i diritti di proprietà, e di asset class “alternativi” tra cui beni fisici o virtuali.

I Security Token sono una tipologia di token che si differenzia dagli Utility Token e dai Currency Token. Gli Utility Token sono i token usati all’interno di una rete per poter accedere ad una funzionalità o per il funzionamento di questa. I Currency Token, di cui fa parte Bitcoin, rappresentano una valuta digitale, e sono, quindi, un mezzo di scambio (o un mezzo di investimento, per chi sostiene siano uno strumento speculativo non ancora ben regolamentato).

La definizione di security, tuttavia, varia a seconda della legislazione applicabile. In Italia, i Security Token potrebbero essere qualificati come gli strumenti finanziari definiti nel D. Lgs 24 febbraio 1998 n.58 (TUF – Testo Unico della Finanza) e come i titoli di credito di cui all’art. 1992 c.c.

In particolare, i titoli di credito – secondo il Codice Civile – conferiscono al possessore il “diritto alla prestazione in esso indicata verso presentazione del titolo”, nelle varie tipologie di titoli cambiari, titoli obbligazionari o di prestito, titoli di partecipazione, titoli rappresentativi di merci e documenti di legittimazione.

La principale differenza tra securities tradizionali e Security Token è che questi ultimi sono tokenized, ovvero gestiti attraverso smart contract su una piattaforma blockchain. Gli smart contract, letteralmente “contratti intelligenti”, sono codici informatici che, al verificarsi di una specifica condizione, si eseguono automaticamente, rispondendo alla logica “if this, then that”.

Il funzionamento della cartolarizzazione degli asset tramite la tecnologia blockchain

L’emissione di un Security Token è assimilabile ad una cartolarizzazione di asset che avviene grazie alla tecnologia blockchain. Per effettuare una cartolarizzazione degli asset tramite blockchain è, pertanto, necessario emettere un token (un Security Token) per l’appunto su blockchain.

L’emissione del token avviene grazie agli smart contract. Conseguentemente, chiunque in astratto può emettere un token in blockchain, così permettendo che tutte le transazioni afferenti quel token siano registrate.

Mediante la tokenizzazione degli asset un vero e proprio bene (sia esso un immobile o un’opera d’arte o qualsiasi altro bene) viene, quindi, parcellizzato (e quindi frammentato) in tanti Security Token. In altre parole, il bene sarà suddiviso in tanti Security Token quante sono le frazioni in cui si è deciso di frammentare il bene stesso.

Ne deriva che, parimenti ai titoli finanziari, i Security Token sono strumenti fungibili e negoziabili, dotati di un proprio valore monetario e sono in grado di rappresentare un diritto di proprietà o possono conferire un diritto ai dividendi o un diritto di voto.

L’acquirente di un singolo Security Token avrà così il diritto di rivendicare quella porzione di proprietà di quel bene, così rendendo l’asset tokenizzato accessibile astrattamente a tanti acquirenti-investitori quanti sono i Security Token emessi sotto forma di multiproprietà.

I vantaggi della tokenizzazione degli asset

La tokenizzazione di un bene operata dal proprietario dello stesso potrebbe determinare, da un lato, un aumento della liquidità in termini di entrate di cassa e, dall’altro lato, potrebbe comportare un abbattimento dei costi legati ai differenti professionisti che sono generalmente coinvolti in operazioni immobiliari.

Un ulteriore vantaggio per il proprietario di un bene derivante dalla tokenizzazione degli asset potrebbe essere anche quello inerente alla velocizzazione dei processi. In particolare, l’automatismo dato dall’utilizzo degli smart contract, che rispondono alla logica “se A, allora B”, potrebbe abbattere le lungaggini derivanti dal necessario operato dell’uomo, così garantendo ad esempio il pagamento diretto dei dividendi in capo al proprietario di un Security Token avente ad oggetto il diritto ai dividendi stessi.

Analizzando, invece, i vantaggi derivanti dalla tokenizzazione degli asset per un investitore, emerge: (i) la diversificazione del portafoglio – con asset reali e virtuali – con una conseguente diversificazione dei rischi derivanti dall’investimento, (ii) l’accesso a particolari investimenti non solo a grandi portafogli ma anche a piccoli investitori

Quali asset possono essere oggetto di tokenizzazione?

La democratizzazione degli investimenti tramite la tokenizzazione degli asset potrebbe astrattamente colpire qualsiasi bene fisico.

La tokenizzazione di un’opera d’arte è già realtà. L’opera di Andy Warhol “14 Small Electric Chairs” è stata oggetto di una parziale tokenizzazione a fronte della quale sono stati emessi oltre 500 Security Token, tramite i quali il proprietario ha raccolto circa 2 milioni di dollari, cedendo una quota del 31% dell’opera.

L’incorporazione di partecipazioni societarie in token potrebbe permettere all’emittente di trasferirne la titolarità in modo semplice e sicuro. La tokenizzazione di azioni potrebbe permettere il pagamento dei dividendi, logicamente tramite token o criptovalute, direttamente sul wallet del detentore delle azioni, senza necessità di bonifici bancari.

E ancora. Agevolazioni ulteriori nella tokenizzazione di un’azione potrebbero manifestarsi nelle operazioni di compravendita. In particolare, le parti potrebbero effettuare lo scambio azioni/prezzo di vendita tramite uno smart contract, senza più necessità di un escrow account. L’automatismo della logica “if this, then that” andrebbe, in altre parole, ad eliminare la necessità di un accordo per l’affidamento ad un terzo del mandato per regolare la compravendita.

Altri asset oggetto di tokenizzazione potrebbero essere gli immobili di pregio. In tal modo un asset, seppur di valore elevato, grazie alla cartolarizzazione mediante blockchain potrebbe essere accessibile anche ai piccoli risparmiatori.

Alcuni esempi concreti

La tokenizzazione non è più fantascienza, ed anzi sono molteplici le realtà che stanno sperimentando il settore dei Security Token. Azimut ha lanciato Azimut Token, emesso in collaborazione con Sygnum Bank, tramite cui sono stati cartolarizzati e quindi “tokenizzati” dei prestiti, cosicché chi acquista una quota digitale di questi crediti può comprare e scambiare i token sulla piattaforma gestita da Sygnum. E ancora la piattaforma Atomyze, attraverso cui è possibile tokenizzare un proprio asset o acquistare un token.

La domanda che forse sorge spontanea è: sarà possibile tokenizzare il mondo intero? Non ci resta che attendere.

Circa l'autore

Giulietta Minucci

Laureata all’Università Bocconi, avvocato dal 2017 in un noto studio legale di Milano. Mi occupo di seguire realtà corporate assistendole sin dalla fase di business assessment, passando per la predisposizione della contrattualistica commerciale, fino alla fase patologica dell'impresa, occupandomi degli aspetti litigation.

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