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Dalla moneta elettronica all’Euro digitale: la proposta della BCE

Dalla moneta elettronica all’Euro digitale: la proposta della BCE

Il 2 ottobre scorso la Banca Centrale Europea (BCE) ha pubblicato un rapporto sulla possibile emissione di un Euro digitale. Cosa significa “Euro digitale”, e perché interessa così tanto alla BCE? Come funzionerà e cosa cambierà per noi cittadini e per le imprese?

Cos’è l’Euro digitale?

L’Euro digitale è una moneta elettronica a cui tutti i cittadini e le imprese avrebbero accesso per effettuare i pagamenti giornalieri in forma digitale, in modo rapido, semplice, accettato ovunque e privo di rischi. Esso si affiancherebbe al contante, senza sostituirlo.

Chiariamo da subito un possibile fraintendimento: l’Euro digitale non è una criptovaluta come Bitcoin, Litecoin, Ethereum, ecc., con cui non ha nulla a che fare. Le criptovalute (cryptocurrencies) sono emesse e controllate dal singolo emittente secondo regole proprie, vengono scambiate senza l’ausilio di Istituti finanziari, e non sono garantite da un’istituzione affidabile. Sono inoltre estremamente volatili e subiscono le fluttuazioni legate alla blockchain, molto ampie e imprevedibili, poiché non hanno alcun valore intrinseco e sono slegate dalle comuni valute. Inoltre, ad oggi in molti Paesi manca ancora del tutto una loro regolamentazione. L’Euro digitale, invece, essendo emesso e regolato direttamente dalla BCE, offrirebbe lo stesso livello di sicurezza, stabilità e affidabilità del contante.

Finora la BCE ha creato moneta in due modi: la moneta fisica (il contante), e i depositi elettronici trasferiti alle Banche e ad altre istituzioni finanziarie (le riserve). L’Euro digitale sarebbe una terza forma ibrida, essendo appunto digitale e quindi figurativo, come le riserve, ma al contempo utilizzabile al pari del contante.

Perché l’Euro digitale?

I vantaggi di avere a disposizione un metodo di pagamento digitale al passo con i tempi, accettato da tutti e garantito dalla BCE sono del tutto evidenti.

Fabio Panetta, ex direttore generale della Banca d’Italia e ora membro del Comitato Esecutivo della BCE, è certo che l’Euro digitale sia assolutamente necessario per l’Eurozona:i sistemi di pagamento stanno cambiando, talora con grande rapidità…si stanno affermando strumenti alternativi e pagamenti contactless: oggi molti di noi utilizzano sofisticate carte di pagamento o applicazioni su uno smartphone o su uno smartwatch” (Fonte).

Ma ci sono anche altre ragioni:

  • la crescente riluttanza verso l’uso del contante e il progressivo aumento della domanda di pagamenti elettronici (aspetto forse meno sentito in Italia che nel resto d’Europa), anche grazie al rapido espandersi dell’eCommerce in Italia nel 2020;
  • il crescente affermarsi di eventi estremi (come il Covid-19, eventi climatici, sconvolgimenti geo-politici) che rendono insicura la valuta tradizionale;
  • l’avanzare di strumenti digitali di pagamento stranieri (per es. Libra, la moneta digitale di Facebook, che sta sollevando un gran clamore), che potrebbero compromettere la stabilità finanziaria e la sovranità monetaria dell’area Euro;
  • l’ampia diffusione di monete digitali emesse da Banche Centrali estere (Cina, Uruguay), o in corso di sperimentazione (Venezuela, Estonia e Svezia);
  • maggiore appetibilità dell’Euro quale valuta globale, con ulteriore rafforzamento del sistema finanziario europeo;
  • maggiore efficacia nel contrasto del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo.

Quando sarà disponibile, e come funzionerà?

Il 22 settembre la BCE ha già registrato il marchio “Digital Euro” presso l’Ufficio Brevetti Europeo. Il 12 ottobre è stata avviata una consultazione pubblica di 3 mesi con i cittadini (link), il mondo accademico e finanziario e le autorità pubbliche, e, parallelamente, una prima fase sperimentale. Solo verso la metà del 2021 la BCE valuterà se avviare un progetto per l’introduzione dell’Euro digitale.

Quanto al funzionamento materiale, è ancora troppo presto per fare previsioni. La BCE ha stilato una serie di requisiti fondamentali, quali facilità di accesso, solidità, sicurezza, efficienza, rispetto della privacy e aderenza alla normativa, che aiuteranno a definire il volto finale dell’Euro digitale.

Per esempio, ogni cittadino europeo potrebbe disporre di un conto digitale gratuito presso la BCE, e i pagamenti potrebbero transitare attraverso lo smartphone o una tessera come quella sanitaria o la carta di identità elettronica (che però non garantirebbero l’anonimato, a differenza del contante). È molto improbabile, invece, che venga introdotto un apposito strumento fisico (una sorta di token), che finirebbe per non distinguersi poi così tanto dal contante.

Le sfide e le criticità al vaglio della BCE

L’Euro digitale, per poter offrire gli stessi servizi e stabilità del contante, dovrà dare specifiche garanzie ai cittadini, ma anche al sistema bancario e finanziario. Tra di esse, per esempio, l’anonimato e la privacy degli utenti, l’obbligo di accettarlo come mezzo di pagamento, la possibilità di utilizzo anche offline.

Più facile a dirsi che a farsi: è del tutto probabile che si dovrà giungere a (seri) compromessi per favorirne la sicurezza, la facilità d’uso e la massima diffusione.

Un aspetto particolarmente critico è anche quello di maggior forza, cioè la sua totale sicurezza. A differenza di una Banca privata, infatti, la BCE non può fallire, e un ipotetico conto digitale sarebbe usufruibile in tutta l’Eurozona senza commissioni. Questo ovviamente ne favorirebbe la diffusione, ma è potenzialmente distruttivo per il sistema bancario privato, che opera in regime di concorrenza. Per questo motivo potrebbero esservi dei massimali o altre limitazioni alla quantità di Euro digitale disponibile sul conto, a danno però della piena sovrapponibilità alla moneta fisica.

Inoltre, attraverso l’Euro digitale, la BCE potrebbe astrattamente erogare denaro direttamente a cittadini e imprese per sostenere l’economia reale. Da un lato sarebbe un’opportunità straordinaria in casi di necessità. D’altro canto, vi sarebbe il rischio di sconfinamento della politica monetaria nel campo politica fiscale, senza che la BCE abbia il mandato politico per farlo, e nel caso dei prestiti, nel campo del sistema bancario privato, con gravi ripercussioni sulla concorrenza.

Le sfide da affrontare saranno quindi molte e complesse, ma non c’è dubbio che questo sia il futuro.

 

Link al documento – ECB – Report on a digital euro (🇬🇧).

Circa l'autore

Davide Baraglia

Amministratore e Direttore editoriale, coordinatore area Finance & Fintech
Avvocato dal 2016, ho esercitato la professione forense dapprima a Venezia, e poi a Conegliano (TV), specializzandomi nel diritto bancario e nella gestione di NPL leasing e factoring. Oggi, dismessa la toga, sono NPL Manager per una nota società finanziaria. Email diretta: [email protected]

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