I content creators, o creatori di contenuti, lo sanno bene: il crowdfunding può essere uno strumento fondamentale per avviare e rendere economicamente sostenibile un progetto professionale autonomo. Si tratta, come vedremo, di un finanziamento collettivo, con il quale si concedono chance di sviluppo e realizzazione ad idee originali di prodotti, servizi, o contenuti creativi (video, film, podcast, arti grafiche…).

Prima di diventare un influencer e poter guadagnare con le sponsorizzazioni e l’advertising, infatti, un content creator deve spesso affrontare una lunga gavetta. Deve inoltre affrontare investimenti consistenti per avviare la propria attività e per l’acquisto degli strumenti necessari per realizzare contenuti di qualità. Ecco perchè, senza un adeguato supporto finanziario, il suo sogno potrebbe restare nel cassetto.

Fortunatamente, come accadeva nella Firenze rinascimentale, il mecenatismo è ancora oggi molto praticato. Mentre all’epoca si svolgeva presso le corti di Papi, Re ed aristocratici per esaltare le arti e la letteratura, nella nostra modernità si svolge tutto online e molto facilmente, grazie ad apposite piattaforme web. Di conseguenza il crowdfunding si sta diffondendo sempre di più anche tra i content creators, allo scopo di supportare l’impegno artistico, intellettuale ed innovativo di progetti di vario genere.

Cos’è e come funziona il crowdfunding?

La parola “crowdfunding” deriva dai termini inglesi “crowd”, che significa folla, e “funding”, ossia finanziamento. Si tratta, come anticipato, di un metodo di finanziamento collettivo “dal basso”, che permette di unire le forze di molte persone per supportare diversi progetti, prodotti o servizi. Siamo di fronte ad un vero e proprio processo collaborativo, in cui più soggetti conferiscono denaro per supportare l’impegno di singoli individui o organizzazioni.

Sebbene il crowdfunding non sia di per sé una novità, negli ultimi anni sono nati numerosi portali web dedicati. Grazie ad essi viene facilitato l’incontro tra chi ha un progetto e necessita di sostanze per realizzarlo, e chi è invece interessato a finanziarlo. In questo modo, un’azienda, un privato o un professionista tentano di ottenere risorse da una moltitudine di soggetti terzi. Questo accade, spesso, quando i normali canali bancari non sarebbero accessibili. Così, con l’obiettivo di raggiungere la base economica di partenza necessaria, si cercano finanziatori rivolgendosi alle piattaforme di crowdfunding, che offrono anche l’adeguata visibilità e pubblicità ai progetti.

In termini pratici, l’autore del progetto pubblica sulla piattaforma prescelta i dettagli dell’idea da realizzare, indica l’obiettivo economico minimo da raggiungere, e la ricompensa prevista per i finanziatori. Questa logica di do ut des (“do a te perchè tu dia a me”) è sottesa alla maggior parte dei modelli di crowdfunding, anche se non sempre è previsto un ritorno economico, materiale o di altro tipo per i sostenitori.

Piattaforme di crowdfunding per content creators: l’esempio di Patreon

Nel 2013, da un’idea del musicista Jack Conte e di Sam Yam, è nato Patreon, uno spazio digitale che rappresenta un nuovo modello di finanziamento perfetto per content creators e artisti di ogni genere, siano essi musicisti, fumettisti, grafici, videomaker, o altro. Si tratta di una piattaforma di crowdfunding che permette ai content creators di finanziarsi in modo indipendente e diretto. Ciò avviene grazie a una propria community di fans e sostenitori, che, attraverso diversi tipi di abbonamenti, contribuiscono con continuità alla produzione artistica.

Il crowdfunding come lo conosciamo più comunemente è caratterizzato dalla sponsorizzazione una tantum di un singolo prodotto, servizio o progetto. Nel caso di Patreon, invece, il supporto viene generalmente garantito all’artista stesso, e solo indirettamente alla moltitudine di contributi creativi che questi produrrà di volta in volta.

Il rapporto tra content creators e “Patrons”

L’obiettivo dei content creators è quindi quello di coltivare la propria community di sostenitori, o “Patrons”, rendendola uno luogo di interazione all’insegna di un unico interesse ed un’unica passione. Questo si può realizzare, ad esempio, mettendo a disposizione dei contenuti riservati ai soli mecenati, da affiancare ad altri contenuti pubblicamente accessibili. Per esempio:

  • raccolte, dove i sostenitori potranno prendere visione di lavori e contenuti più risalenti nel tempo;
  • contenuti bonus, ossia contenuti extra a pagamento;
  • contenuti premium, che consistono in contenuti di una qualità migliore, o semplicemente più approfonditi rispetto ai lavori normali.

Al di là di contenuti attraenti, è importante anche creare una relazione diretta con i propri sostenitori, per esempio garantendo loro dei premi. Inviare merchandising brandizzato, offrire dei badge e fare ringraziamenti pubblici sono solo alcuni dei riconoscimenti tipici con i quali accontentare i propri sostenitori e attirarne di nuovi.

Anche garantire l’accesso ai dietro le quinte è un modo diverso di premiare i fan. Infatti, su Patreon i sostenitori possono pagare per avere una finestra aperta sulla vita quotidiana dei content creators che amano: un po’ come accade con Instagram.

Inoltre, i sostenitori più appassionati saranno anche disposti a pagare per interagire con i loro content creators preferiti. Ciò può avvenire in diversi modi: tramite una conversazione faccia a faccia, via chat, oppure attraverso una sessione di Q&A.

Le strategie che possono essere adottate dai content creators per tenere sempre acceso l’interesse e l’engagement dei loro sostenitori, e raccoglierne altri, sono quindi estremamente flessibili.

Come sostenere un content creator indipendente

Il content creator ha tre diversi modi per farsi finanziare:

  • Fatturazione per creazione. La fatturazione per creazione è un ottimo sistema, flessibile e facilmente gestibile, che si realizza mediante la pubblicazione di contenuti a pagamento. Il content creator mette a disposizione diretta della community un singolo video, podcast o illustrazione, caricandolo nella apposita piattaforma. A differenza degli altri metodi di finanziamento, in questo caso la somma non viene subito addebitata al sostenitore. Infatti, negli account dei patrons viene registrato un addebito in attesa , il quale verrà definitivamente contabilizzato il primo giorno del mese successivo. Il content creator, oltre ai contenuti a pagamento accessibili solo ai patrons, può anche scegliere di pubblicare contenuti gratuiti e visibili da tutti.
  • Abbonamento mensile. È il sistema di fatturazione più utilizzato: dal momento in cui il sostenitore sottoscrive l’abbonamento gli sarà garantito l’accesso a tutti i contenuti del content creator. La somma di denaro corrispondente gli verrà addebitata solo il mese successivo, in modo che intanto possa iniziare a comprendere il funzionamento della piattaforma.
  • Abbonamento mensile con addebito anticipato. Si tratta di un modello di finanziamento che consente ai content creators di addebitare la somma ai sostenitori prima che abbiano accesso ai contenuti. Una volta effettuato il pagamento, però, questa tipologia di abbonamento si comporta come quello mensile, permettendo di accedere a tutti i contenuti del content creator.

Content creators e regime fiscale di Patreon

Come tutti i lavoratori, anche i content creators professionali devono pagare le tasse sui ricavi della loro attività. I contributi percepiti tramite piattaforme come Patreon sono a tutti gli effetti dei redditi imponibili, per i quali occorre rispettare alcune regole di tipo fiscale.

In particolare Patreon si comporta, anche fiscalmente, come un fornitore di servizi (e non di prodotti), servizi che acquista dai content creators e rivende poi ai loro sostenitori.

Di conseguenza, se il content creator sta svolgendo professionalmente questo servizio (con partita IVA), dovrà fatturare i propri compensi direttamente a Patreon, rispettando gli obblighi contabili relativi alla fatturazione internazionale.

Nel caso in cui si voglia iniziare ad utilizzare Patreon come content creator è pertanto sempre consigliabile rivolgersi ad un consulente fiscale per avere informazioni dettagliate in merito al proprio caso specifico.

IVA e contributi dei sostenitori

Dal lato dei sostenitori, va considerato che l’Unione Europea prevede che l’IVA sia determinata non tanto in base all’ ubicazione dell’attività, ma piuttosto in base a dove si trova il consumatore. Questo vale anche per Patreon, dove i consumatori sono nient’altro che i sostenitori.

Per questo motivo è proprio Patreon stessa che si preoccupa di gestire direttamente il calcolo e l’incasso dell’IVA, conteggiandola nella donazione o nell’abbonamento sottoscritto dai sostenitori.

La disciplina qui in esame è molto complessa, e per di più ogni Paese gestisce l’IVA distintamente, con diverse aliquote e regole.

Le altre altre tipologie di crowdfunding e gli aspetti legali

Oltre al modello di finanziamento promosso dalla piattaforma Patreon, vi sono anche altre tipologie di crowdfunding a cui possono accedere anche i content creators.

Reward Crowdfunding

Il reward crowdfunding permette ai finanziatori di ricevere una ricompensa proporzionata alla somma investita, generalmente costituita da beni o servizi frutto del progetto supportato. Questo modello si presta perfettamente a sostenere anche progetti di matrice artistica o culturale, come ad esempio film, album musicali o libri. Si tratta di una tipologia di crowdfunding che molto spesso sfocia nella prevendita (pre-selling crowdfunding) del prodotto stesso.

Questa forma di vendita anticipata è molto interessante perché spesso i finanziatori assumono un ruolo attivo anche dal punto di vista del perfezionamento del prodotto finale.

Equity-based Crowdfunding

L’equity-based crowdfunding è un modello pensato per aziende che vogliono fondare il proprio sviluppo su una community di finanziatori che partecipi al progetto imprenditoriale immettendo capitale di rischio. I suoi punti di forza sono:

  • Contribuisce utilmente alla creazione di relazioni e collaborazioni con il network dei finanziatori che accettano di mettere a disposizione le proprie risorse e capitali.
  • Se l’obiettivo della campagna viene raggiunto, gli investitori ricevono una quota di partecipazione della società offerente con tutti i relativi diritti patrimoniali ed amministrativi, diventando così soci a tutti gli effetti e partecipando anche ad eventuali ripartizioni degli utili.

Va tuttavia considerata anche l’altra faccia della medaglia, ossia il rischio di perdere l’intero capitale investito, particolarmente presente nel caso di società neo-costituite, con progetti molto innovativi, o in settori particolari come potrebbe essere la creazione di contenuti. Si tratta peraltro proprio delle società che tipicamente ricorrono a questo tipo di crowdfunding per superare la difficoltà di accedere al credito bancario.

Le piattaforme web che si occupano di questo tipo di crowdfunding devono essere autorizzate ad operare dalla Consob. In Italia l’utilizzo dell’equity crowdfunding è regolato dal Decreto Crescita Bis (D.L. 179/2012) e dal Regolamento sulla raccolta di capitali tramite portali online deliberato dalla Consob nel 2013.

Lending Crowdfunding

Il lending crowdfundingè utilizzato per supportare aziende, professionisti o anche persone fisiche tramite un finanziamento tra privati. Si pone come alternativa al tradizionale canale bancario, e caratterizzata da maggiore rapidità, flessibilità, e con burocrazia ridotta al minimo (qui il nostro approfondimento sul “social lending).

Il richiedente propone il progetto alla piattaforma online, che valuta entrambi in via preventiva comportandosi di fatto come un intermediario finanziario, ma applicando criteri propri. Nel caso in cui la proposta venga accolta, viene stipulato il contratto di finanziamento, il progetto viene pubblicato, ed inizia la vera e propria campagna di raccolta fondi tra gli investitori. Nei giorni immediatamente successivi il richiedente riceverà la somma richiesta e e inizierà a pagare le rate di rimborso secondo il piano di ammortamento concordato.

Il vantaggio per gli investitori è il fatto che, a fronte del denaro concesso, ottengono il rimborso del capitale maggiorato dagli interessi proposti. I tassi di interesse previsti da queste piattaforme sono generalmente superiori a quelli richiesti dalle banche: mediamente 4 – 7%. Gli investitori sceglieranno quindi su quale progetto puntare sia in base alla sua rischiosità, sia in relazione ai rendimenti proposti.

E’ bene però considerare attentamente i rischi di questo tipo di operazioni. Il richiedente rischia infatti di non riuscire a onorare regolarmente le rate qualora l’iniziativa avesse un ritorno inferiore alle aspettative. Il finanziatore rischia invece di perdere l’intero capitale versato.

Il lending crowdfunding non ha, almeno per ora, una regolamentazione specifica in Italia, e le piattaforme non sono vigilate né soggette ad autorizzazione. I gestori devono comunque aver ottenuto l’autorizzazione a operare come Istituti di pagamento, Istituti di moneta elettronica o Intermediari finanziari iscrittii all’art. 106 del TUB.

Donation Crowdfunding

Nel donation crowdfunding i finanziatori supportano il progetto tramite donazioni liberali, non ricevendo, in questo caso, alcuna ricompensa in cambio, se non di tipo simbolico. Qui il finanziatore è mosso da un coinvolgimento emotivo, condividendo le finalità morali o sociali del progetto.

Questo modello si pone come un tipico strumento di finanziamento degli enti no-profit e del terzo settore. Nel caso di donazione ad una Onlus, in ragione delle caratteristiche di questo ente, il finanziatore ha la possibilità di dedurre le somme donate.

Per la disciplina giuridica del donation crowdfunding è utile fare riferimento ai Capi I, II, III e IV del Titolo V del Libro Secondo del Codice Civile.

Siti di crowdfunding per content creators (e non solo). Quale fa per te?

In Italia esistono diverse piattaforme di crowdfunding accessibili ai content creators. Si tratta di siti web o portali online che consentono di dare visibilità ai progetti che necessitano di finanziamenti. Tra le più note ed utilizzate, oltre a Patreon, ricordiamo:

  • Opstart. È considerata una delle principali piattaforme in Italia di equity crowdfunding, nota soprattutto per il suo impegno verso l’ecosostenibilità.
  • Mamacrowd. Si tratta della piattaforma di equity crowdfunding numero uno in Italia, sfruttata per il finanziamento di startup e delle PMI innovative.
  • Kickstarter. È una piattaforma di reward crowdfunding conosciuta a livello internazionale. La sua peculiarità è che, nel caso in cui la campagna non raggiunga l’obiettivo prefissato, ai finanziatori non saranno addebitati gli investimenti promessi.
  • Indiegogo. Piattaforma di fama mondiale grazie alla semplicità di utilizzo che la caratterizza. A differenza della precedente, consente di trattenere gli investimenti anche in caso di mancato raggiungimento dell’obiettivo economico minimo prefissato.